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INTRODUZIONE

Sui fondi cartografici, eterogenei per natura, provenienza, finalità e tecniche di rappresentazione, in cui si accentua la naturale vocazione interdisciplinare di ogni fondo cartografico, l'Archivio di Stato di Genova ha avviato il progetto “Topographia”. È un progetto integrato che intende affrontare tutti gli aspetti connessi alla conservazione, alla fruizione e alla valorizzazione della cartografia storica: il restauro, che comprende un innovativo metodo di intelaiatura delle carte di grande formato; la progettazione e costruzione di uno specifico contenitore che consente l'esposizione e la consultazione delle carte; il riordinamento, che ha come obiettivo principale il ripristino del vincolo, restituendo l'apparato grafico alla documentazione cui apparteneva, al contesto storico, alle procedure amministrative in cui si è formato; la digitalizzazione ad alta definizione che evita, nella maggior parte dei casi, la consultazione diretta degli originali.

La schedatura, basata su un modello di scheda originale, dotata di collegamento ipertestuale all'immagine, è informatizzata attraverso il programma Arianna e veicolata in ambiente web da un software (Arianna web) appositamente personalizzato e collegato ai sistemi informativi nazionali. Una specifica modifica al programma “Divenire” dell'Archivio di Stato di Venezia consente di affiancare al normale percorso archivistico l'accesso diretto alle immagini organizzate per gruppi omogenei con una visione “a galleria”.

Raccolta dei tipi, disegni e mappe

La raccolta cartografica dell'Archivio di Stato di Genova si è formata in epoche diverse attraverso successivi accrescimenti. Il nucleo più antico risale ai secoli XVII e XVIII, con qualche precedente del XV e XVI.

Nella prima metà del secolo XVIII, in seguito ad accordi per la revisione dei confini con il Regno di Sardegna, si riscontra una consistente crescita della produzione di documenti cartografici da parte delle magistrature e uffici della Repubblica di Genova. Essa coincide in parte con la nascita di una vera e propria scuola cartografica che, soprattutto con i cartografi Vinzoni, in particolare con Matteo, raggiunge risultati notevoli anche dal punto di vista artistico, unendo ad una precisa tecnica di rappresentazione del territorio un raffinato gusto pittorico e descrittivo.

L'archiviazione e la corretta gestione del materiale cartografico della Repubblica assume nuove forme dettate dalle acute intuizioni archivistiche di Filippo Campi che, nel pieno rispetto dell'origine amministrativa delle carte, le organizza, istituendo un vero e proprio fondo cartografico all'interno dell'Archivio segreto. L'ordinamento settecentesco è in gran parte noto grazie alle antiche segnature e a due inventari coevi che insieme descrivono analiticamente gran parte del fondo originario.

Le successive vicende degli Archivi della Repubblica, col loro parziale trasferimento in Francia e poi a Torino, hanno sconvolto questo ordinamento. In particolare un riordino per località attuato nella prima metà dell'Ottocento a Torino ne ha alterato drasticamente la fisionomia. Questo intervento stabilisce un criterio di ordinamento che non è stato più rimesso in discussione per tutto il XX secolo, ed anzi ha vincolato rigidamente i successivi inserimenti, come dimostra la stesura, a fine Ottocento, di un nuovo indice delle carte che si è limitato a collocare il materiale non trasportato a Torino all'interno della classificazione sabauda.

Nel 1931, con la pubblicazione del volume di Emilio Marengo, Carte topografiche e corografiche manoscritte della Liguria e delle immediate vicinanze conservate nel Regio Archivio di Stato di Genova, che descrive 448 unità su un totale di 2408, si ha il primo importante intervento parziale di schedatura analitica. Ad esso è seguito, nel 1986, il volume di Caterina Barlettaro e Ofelia Garbarino, La Raccolta Cartografica dell'Archivio di Stato di Genova, che costituisce il primo tentativo di schedatura sistematica comprendendo non solo le carte topografiche ma la totalità del materiale su cui Marengo aveva operato la sua selezione. Questo volume descrive infatti 1292 “Mappe e Tipi”, 897 mappe catastali del periodo napoleonico e 278 carte miscellanee.

Frattanto, nel corso del XX secolo, la documentazione ha continuato ad accrescersi. A quel nucleo centrale si sono via via aggiunti da un lato i versamenti dei catasti e del Genio civile, dall'altro numerose carte estratte dai fondi delle antiche magistrature (soprattutto la Giunta dei Confini e i Magistrati di Guerra e di Corsica) e dalle filze notarili, spesso senza conservare traccia dell'antica segnatura: piante, schizzi, disegni di fortificazioni, di edifici pubblici e privati, bozzetti e “modelli” di opere d'arte che hanno portato il numero totale dei fondi cartografici a circa 9400 unità cronologicamente comprese fra la fine del XV e il XX secolo, 4042 delle quali sono attualmente descritte in questo strumento di ricerca che non comprende le mappe catastali post unitarie.

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